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AIDS: CONOSCERE PER PREVENIRE
Per una corretta informazione sull’HIV
contributo da Casa Shalom stuttura per malati di a.i.d.s.
Conoscere le caratteristiche del virus e le strategie di prevenzione costituisce un grande passo in ordine alla prevenzione personale e al rispetto per le persone accanto a noi.
Non esiste a tutt'oggi un vaccino o una cura che consenta di guarire dal virus dell'Hiv. Si tratta infatti di un vi-rus mutante, che si riproduce in modo diverso in ogni individuo e per questo è difficile incontrare un sistema universale di risposta. Nonostante ciò, si può ottenere il prolungamento della vita di una persona infetta per un notevole numero di anni e con una qualità della vita stessa pressoché normale.
I farmaci antiretrovirali, introdotti nelle terapie dopo il 1995, servono a mantenere sotto controllo la carica virale, ovvero la quantità del virus presente nel corpo. Mantenendo tale quantità a un livello basso, si evita che il virus aggredisca in modo grave l'organismo e diminuiscono anche i rischi di trasmissione.
Per questo è importante promuovere la realizzazione della prova volontaria dell’Hiv-Elisa. Se, infatti, il virus viene identificato quasi subito dopo l'infezione, è possibile controllare la carica virale e limitare i danni, iniziando immediatamente il trattamento con gli antiretrovirali.
In assenza di trattamento, la carica virale, invece, aumenta e aggredisce l'organismo fino a disarmare il suo si-stema di difesa: a questo punto si raggiunge la fase terminale, ovvero l'Aids (sindrome di immunodeficienza acquisita).
La trasmissione del virus
Il virus si trasmette attraverso relazioni sessuali, scambio di siringhe sporche nel caso del consumo di droghe intravenose, trasfusioni con sangue infetto e tra madre e figlio. In particolare in quest'ultimo caso la trasmissione può avvenire nella stessa gravidanza, nel parto o nell'allattamento. Ci sono esperienze che dimostrano che da una mamma Hiv positiva può nascere un bambino Hiv negativo e perfettamente sano.
Somministrando il trattamento antiretrovirale a partire dai primi tre mesi della gravidanza, prestando adeguata assistenza al momento del parto ed evitando l'allattamento materno, si riesce a evitare la trasmissione del virus. Per questo è fondamen-tale che le donne incinte o desiderose di una gravidanza, si sottomettano a una prova di Hiv/Aids.
Se le tecniche di prevenzione non sono applicate l'indice di trasmissione del virus tra madre e figlio può arrivare al 40%. In Colombia, nell'ambito di un progetto finanziato dalla Commissione Europea e in cui sono state seguite queste procedure, l'indice di trasmissione tra madre e figlio è sceso allo 0,7%, dimostrando così che esistono le possibilità per evitare tale tipo di trasmissione.
La strategia di prevenzione contro l’Hiv/Aids non è limitata alla semplice distribuzione dei preservativi; una strategia multisettoriale prevede la formazione, educazione, promozione di un cambio di comportamento e l’emancipazione delle donne.
La lotta contro l’Hiv/Aids non va considerata come una sfida di etica o di morale, quanto piuttosto come una opzione per salvare vite umane, un obiettivo prioritario, rispetto alle ideologie. La strategia "ABC" (astinenza, fedeltà, preservativo) ha di-mostrato di non essere in grado da sola di arrestare la diffusione dell’epidemia, per cui è necessario disegnare nuove strategie più adatte alle realtà locali.
Ricerca di risposta globale
La globalizzazione, l’abbattimento delle frontiere nella comunicazione e i sogni di un futuro con migliore qualità della vita, aprono ampi spazi alle migrazioni e il tema della mobilità u-mana assume un'importanza sempre maggiore con riferimento all’Hiv/Aids.
Il rischio è ancora più evidente nel caso della tratta di persone a scopo di sfruttamento sessuale. Vista la con-dizione di quasi reclusione e spesso l'assenza di un permesso di soggiorno, la vittima del traffico è spesso sottoposta a ogni tipo di violenza e non ha accesso al sistema sanitario. Lo stesso vale per i migranti clandestini che non hanno accesso ai servizi di salute ed educazione e che per la condizione di invisibilità sul territorio sono spesso vittime di profittatori.
Considerate le proporzioni assunte da questo fenomeno è necessario ripensare le politiche di accoglienza in modo da tutelare sia chi emigra sia la comunità di destinazione.
In Italia sono in vigore disposizioni che prevedono l’accesso gratuito al test del-l’Hiv per tutti i cittadini e gli stranieri, anche se privi del permesso di soggiorno.
Negli ultimi decenni l'Onu ha assunto un ruolo centrale perché il problema dell’Hiv/Aids sia presente in tutte le consultazioni e agende politiche con agganci al tema. Si è così arrivati all’approvazione di diversi documenti contenenti delle raccomandazioni per gli stati.
La Dichiarazione del Millennio, adottata dall’Assemblea generale dell'Onu nel 2000, contiene una meta specifica relativa all’Hiv/Aids, la n.6: essa mira ad arrestare il diffondersi dell’Hiv/Aids entro il 2015. La Dichiarazione della sessione speciale sull’Aids, nel 2001, ha proposto mete e sistemi di monitoraggio per valutare i progressi compiuti dagli stati.
Nel 2003, governi africani, organismi multilaterali e bilaterali, Ong e settore privato hanno raggiunto il consenso su 3 principi fondamentali applicabili a tutte le parti interessate a livello nazionale: adozione di un quadro di azione sull’Hiv/Aids come base per il lavoro di tutti gli attori sociali; unica autorità nazionale di coordinamento, con un mandato multi-settoriale; un solo sistema di vigilanza e valutazione a livello nazionale.
II 1° dicembre del 2003, Oms e Unaids presentarono un rapporto in cui si dimostrava la possibilità di fornire il trattamento con gli antiretrovirali a 3 milioni di persone entro l’anno 2005, nell’ottica di promuovere l’accesso universale ai farmaci e trasformare l’Hiv in malattia cronica e non letale.
Nel maggio 2004, nell’Assemblea dell'Oms, 192 paesi assunsero l’impegno, denominato "3 by5", di garantire l’accesso al trattamento con gli antiretrovirali a 3 milioni di persone entro il 2005, attraverso l’utilizzazione di 5 strategie specifiche.
Nel rapporto sull’iniziativa di giugno 2005, si descrive un notevole incremento, a livello mondiale, nell’accesso al trattamento, anche se sono necessari ulteriori sforzi per il raggiungimento dell’obiettivo previsto, che è stato mancato. La meta si basava sul presupposto di ciò che si poteva raggiungere se governi, paesi donanti e organismi internazionali avessero avuto pieno successo nell’aumentare la volontà politica, nel mobilizzare le risorse e costruire sistemi e infrastrutture di salute.
don Dino Campiotti - Casa alloggio Shalom
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