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PENA DI MORTE : A COLLOQUIO CON DONALD

Con Marco e Sandra arrivo a Raiford, un paesino che è essenzialmente una cittadella di complessi carcerari. I colloqui iniziano alle nove, ma alle sette e mezza molti parenti sono già in attesa all'ingresso. Si riconoscono le mogli, che si sono fatte particolarmente belle per l'incontro, i genitori anziani e cauti nel seguire le procedure per l'ingresso, quelli che come noi non sanno bene che cosa fare per entrare, i bambini assonnati.

Ingresso, foto, impronte digitali, perquisizione, cartellino di riconoscimento. Guardie. Siamo all'interno delle mura.
Per raggiungere il parlatorio il percorso è in un corridoio di maglia di metallo e filo spinato che attraversa i cortili. Poco distante da noi vediamo l'ala dove vivono i condannati a morte pericolosi o con problemi psichici. Passando ci capita di sentire arrivare da lì le urla fortissime di un detenuto che batte contro la porta; anche le famiglie dei detenuti che passeranno lì davanti come noi lo sentiranno.
Fra un camminamento e l'altro il prato è di un verde brillante per la pioggia della settimana precedente ed è in stridente contrasto con l'innaturalità di un luogo fatto per rinchiudere, per anni ed anni, uomini in attesa di essere uccisi.

Donald è un tipo tranquillo e quindi il colloquio sarà in una stanza con una trentina di tavolini attorno a cui sedersi. Arriva: ha l'aria spaesata di chi non è abituato a questa situazione ed ha qualche problema di vista.
Quarantanove anni di vita di cui i primi sedici passati a cambiare continuamente città con la sua famiglia, la tossicodipendenza di un ragazzo non benestante e l'accusa di due omicidi. Ventun'anni di carcerazione fra il Mississipi e la Florida riunchiuso in celle microscopiche, quattro ore d'aria alla settimana ed una gran solitudine.
Di questa parte di storia emergono frammenti durante le due giornate di colloquio che ci sono state concesse, dalle nove di mattina alle tre di pomeriggio.
Ma emerge anche un aspetto della sua vita in carcere sicuramente più inaspettato.
Donald è un uomo che dalla minuscola finestra della sua cella tiene gli occhi ben aperti sul mondo.
La televisione e la lettura. Gli interessi che coltiva nonostante le limitazioni della sua condizione. La corrispondenza con Marco che gli manda notizie delle attività della Comunità di Sant'Egidio nel mondo, con la scuola elementare Coppino di Novara (i cui bambini sono diventati ormai i Coppino's kids), con gli anziani di un istituto.
E' un uomo con tante cose ed amici di cui chiedere e discutere, quello con cui ho passato delle ore attorno al tavolino d'acciaio del parlatorio; uno che ha voglia di conoscere una vita diversa da quella che ha fatto.
Donald sostiene come può il bene di cui viene a conoscenza. Ha pochissimi soldi ma ha mandato ai bambini della scuola elementare con cui corrisponde venticinque dollari per un'iniziativa a favore della cura dell'AIDS in Mozambico. Raccoglie firme fra gli altri detenuti per sostenere gli appelli urgenti per tentare di salvare la vita a condannati a morte di diversi paesi del mondo.

Il tempo passa, inframmezzato dalla conta dei detenuti. Si parla tanto (nonostante il nostro inglese non proprio perfetto), anche dei carceri italiani.
Si scherza, si ride giocando a briscola, guardando i figli degli altri detenuti che sgambettano nella stanza.
E' domenica, vediamo arrivare le tre sul grande orologio appeso in fondo alla sala colloqui. I saluti sono abbracci forti e un po' commossi.

Donald ci aspetta l'anno prossimo.

Parliamo un po' meno del solito allontanandoci dal carcere.
Penso al valore enorme che può avere una lettera in carcere: la possibilità di allacciare un'amicizia duratura e sincera, di allargare le sbarre creando uno spazio libero per il pensiero. Rifletto sull'amicizia che in Italia mi lega ad uomini condannati all'ergastolo ed alla fortuna di vivere in un paese che ha abolito la pena di morte.
Pensiamo all'inutilità di una pena che vuole insegnare a non uccidere uccidendo, che nega la possibilità del cambiamento delle persone.
Parliamo di Donald felice per la visita, della sua partecipazione alla vita: davvero l'amore è più forte della morte. Pensiamo al suo nuovo processo di febbraio ed alla possibilità di una commutazione di pena.

Donald ci aspetta l'anno prossimo.

Giuliana Osella

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Copertina
Molla chi boia!
Pagina 2
Editoriale: grazie!
Pagina 3 - convegno
Informazione e carcere
Cosa ha detto Margara
Pagina 4 - convegno
Comunicazione = aiuto
Speciale pena di morte
Troppo Stato...
A colloquio con Donald
Ammissione di colpa
Una giornata speciale
Chi sono Dale e Susan
I buoni e i cattivi
Pagina 10
Il trattamento
Pagina 11
Natale a Villa Segù
Una giornata col nonno
Pagina 12
La Gattabuia
Pagina 13 - UEPE
Il Servizio sociale
Pagina 14
Abbasso il grigio!
Disabili all' università
Pagina 15
SER.T.
La Gazza va al mercato
Pret a porter
Pagina 16
ABBONARSI ALLA GAZZA
 
 

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