UEPE: C'E' UN FUTURO PER IL SERVIZIO SOCIALE?
Dall'Ufficio Esecuzione Penale Esterna (U.E.P.E.) di Novara riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento a margine del discorso tenuto dal Ministro della Giustizia in occasione della Festa nazionale del Corpo di Polizia Penitenziaria.
Gli assistenti sociali dell'Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Novara, riuniti in assemblea sindacale, ritengono importante intervenire nel dibattito apertosi dopo le dichiarazioni del Ministro della Giustizia Mastella in occasione della festa della Polizia Penitenziaria relative al ruolo di quest'ultima nella esecuzione delle misure alternative.
Come ha per altro sottolineato anche il Ministro nel suo intervento, rimaniamo convinti dell'importanza che riveste l'area penale esterna nel sistema delle sanzioni penali in Italia: tale considerazione trova ragione anche dalla valutazione dei dati numerici che vedono il sistema delle misure alternative cresciuto in termini decisamente rilevanti dall'avvio dell'esperienza ad oggi (si è passati dai 3.000 soggetti seguiti in misura alternativa nel 1976/77, ai 30.000 del 2006) con una spesa sicuramente irrisoria per le casse dello stato, rispetto ai costi del carcere, con un tasso di evasione marginale, ma soprattutto con una recidiva nettamente inferiore a quella dei soggetti dimessi direttamente dal carcere.
Tutto ciò è avvenuto nonostante questa area sia stata affidata ad un numero esiguo di operatori-assistenti sociali (dotati, per altro, di scarse risorse), e ciò va a dimostrazione della validità del sistema dell'esecuzione penale esterna, che, in stretta relazione con il territorio, privilegia gli interventi di carattere socio-educativo a quelli di mero controllo di polizia. D'altro canto non possiamo dimenticare che chi ha pensato ad un tale sistema ha pensato anche che un operatore sociale, ovviamente con i propri strumenti professionali, potesse adeguatamente svolgere anche i compiti di controllo, con connotazioni diverse ma non meno efficaci di quelli svolti dalle forze dell'ordine. Il controllo del servizio sociale si basa, infatti, sul rapporto fiduciario che fa emergere la responsabilità e la capacità di autodeterminazione del soggetto e su strategie di intervento finalizzate a rimuovere efficacemente, attraverso un percorso individualizzato, le ragioni che hanno potuto favorire la commissione del reato, in sinergia con le risorse, istituzionali e non, presenti sul territorio.
In considerazione di queste premesse non si riesce a comprendere il senso e l'utilità di istituire quelli che il Ministro Mastella, nel suo intervento, chiama commissariati di polizia penitenziaria.
Ci chiediamo, valutato che già esistono le forze dell'ordine deputate a compiti di controllo territoriale (mansioni che già svolgono efficacemente collaborando con gli assistenti sociali ormai da tempo), perché si senta il bisogno di pensare ad un ulteriore organismo che si muova in tale direzione e che risulta essere, inevitabilmente, un inutile doppione i cui costi comporterebbero un ulteriore significativo aggravio per le casse dello Stato. Così come si è evidenziato in modo incontrovertibile con l'applicazione dell'indulto, infatti, i bisogni dei soggetti scarcerati sono soprattutto di tipo sociale (casa, lavoro, cure sanitarie, programmi di recupero) ed è la risposta a questi bisogni da parte della comunità locale, delle forze attive del territorio, che intervengono con iniziative di solidarietà e di aiuto al reinserimento sociale, che crea quel clima di sicurezza da più parti invocato, non la moltiplicazione dei controlli di polizia. Perché, quindi, sempre meno viene investito per creare ed organizzare sul territorio quella rete di servizi necessari ad intervenire in modo organico e coerente? Perché non destinare le poche risorse a disposizione, alla comunità locale dotandola di quei mezzi sufficienti ad attuare politiche di inclusione atte a prevenire il disagio sociale?
Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Novara
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