Intervengo forse un po’ fuori tema a questo Forum, ma la prima riflessione che sento di voler fare in questo nuovo spazio di scambio di idee è la seguente.
Sono quasi vent’anni che lavoro come operatore penitenziario, ed oggi come ieri, confesso sinceramente che la parte più “bella” della mia attività è sempre l’incontro con le persone che a vario titolo, hanno problemi con la giustizia. Un incontro con l’altro spesso segnato da grande sofferenza, passata, presente e troppe volte anche percipita nel proprio futuro privo di sicurezze. Contemporaneamente incontro con persone ricche di potenzialità, schiacciate da un passato difficile, alla ricerca di un posto dignitoso - e sottolineo dignitoso- nella società, in cui sentirsi davvero partecipi e non sopportati estranei. Un lavoro dignitoso, un posto per dormire dignitoso, amicizie ed affetti dignitosi e così via....I dati statistici e quelli dell’esperienza professionale dimostrano oggettivamente che quando ciò comincia a realizzarsi le persone trovano o ritrovano la capacità di camminare lealmente insieme a tutti noi. L’aspetto punitivo schiaccia queste potenzialità facendo aumentare frustrazioni ed aggressività; gli elementi risocializzanti del tipo sopradescritto rendono la persona in grado di tirare fuori il meglio di sé, ridando la consapevolezza di valere qualcosa perché qualcuno ha avuto fiducia nelle sue possibilità di ricominciare.
Carla C.
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